L’OMS definisce la salute come: “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità”, e quindi comprende anche fattori culturali, psichici, sociali e politici oltre che sanitari.

Nei decenni del secondo dopoguerra i cittadini hanno progressivamente acquisito diritto alla salute fino ad arrivare alla legge 833 del 1978, che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale.

Dal 2008, con l’inizio della crisi economica, si è assistito ad una progressiva riduzione delle risorse finanziarie pubbliche impegnate nella salute.

I dati mostrano come in Italia la prevenzione delle malattie e l’assistenza a lungo termine agli anziani siano tra i peggiori dei paesi OCSE. Essi rivelano un paese a due velocità: servizi sanitari con uso di tecnologie di elevato livello e scarsa attenzione alla prevenzione di patologie croniche con conseguente deterioramento dello stato di salute e futuro innalzamento della spesa sanitaria.

Ciò è correlato alla diminuzione delle risorse destinate alla sanità: nel 2013 corrispondevano a 8,8% del PIL contro una media OCSE di 8,9% e ben al di sotto della percentuale di risorse investite da altri Paesi ad alto reddito (Germania 11% e Francia 10,9%). Nel 2016 il Fondo Sanitario Nazionale sarà di poco superiore ai 111 miliardi di euro, contro gli oltre 113 miliardi previsti nel piano di previsione triennale 2013-2016.

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio rende noto che il 7,1% degli italiani rinuncia a farsi curare (14,6% dei cittadini appartenenti al 20% più povero della popolazione).

È possibile uscir fuori da tale grave situazione?

Noi crediamo di SI e durante il laboratorio Salute analizzeremo diverse proposte per migliorare il SSN. L’obiettivo è avviare una discussione per elaborare un documento finale rispondente al progetto di universalità dell’assistenza sanitaria in Italia, come immaginato dal legislatore nel 1978.

Accanto alla riduzione di finanziamento del SSN cresce l’investimento di capitali privati nella Sanità. La cura delle malattie, a volte create per motivi economici più che per reale interesse nei confronti della popolazione, sostituisce l’attenzione alla salute. La prevenzione diventa richiesta di analisi e di farmaci che promettono salute, cosa che entrambi non possono fare.

Noi rivendichiamo la funzione regolatrice e decisionale del Servizio Pubblico, gestito dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità. Chiediamo che:

-lo studio delle condizioni di vita e di lavoro faccia parte integrante dell’attività sanitaria

-la medicina sia indirizzata alla cura dei malati e non solo al consumo di risorse economiche a vantaggio esclusivo di grandi gruppi di potere

-si superino le disuguaglianze determinate dalla frammentazione in 21 Servizi Sanitari Regionali, con accentramento di gran parte dei livelli decisionali e delle prerogative regolatorie

-il Servizio pubblico garantisca  cure appropriate a tutti i cittadini e tuteli coloro provvisti di assicurazioni integrative, esposti spesso senza motivo a pratiche diagnostiche e terapeutiche costose ed inutili.

Un sistema sostenibile è possibile: il nostro obiettivo è garantire a tutti l’appropriata cura delle malattie, che si realizza anche attraverso il giusto riconoscimento del valore fondamentale dei lavoratori della Sanità.

 

Facilitatori: Marisa Nicchi, Calogero Rodofili, Edoardo Turi

Intervengono tra gli altri: Donatella Albini, Angelo Barbato, Lisa Canitano, Giusy Gabriele, Massimo Mammucari, Mauro Valiani, Imma Iannone