Pensare diversamente la questione della sicurezza per cercare soluzioni alternative? Un passo necessario mai come oggi.

 

 

Al fatto di cronaca eclatante si risponde mettendo mano al codice penale. Serve? E soprattutto: esistono politiche alternative per la sicurezza, diverse dalle attuali?
A fronte di fenomeni interni e sopratutto internazionali si introducono leggi d’eccezione: usciranno mai dal nostro ordinamento? E quanto eroderanno i nostri diritti e le nostre libertà?
Prevenzione, sorveglianza, sicurezza. Un repertorio che sembra destinato non trovare mai un punto di arrivo, un equilibrio tra la realtà delle cose che suscitano inquietudine e l’efficacia dei dispositivi con cui lo Stato risponde per tranquillizzare i cittadini e le cittadine. Prevenzione non è una parola univoca. Piani di prevenzione dei disastri idrogeologici dei territori, per esempio, è una cosa. Misure  di prevenzione contro un attacco terroristico è tutt’altra cosa. . Lo abbiamo visto in Francia, dive sono state adottate misure da stato di emergenza, che hanno inciso sulle regole costituzionali. E in Italia, dove, sia pure in un contesto diverso, la militarizzazione del territorio, in occasione del Giubileo della Misericordia o di Expò, crea adattamento a questo stato di cose..E la dinamica che si è aperta con la vicenda del capodanno di Colonia, vero e proprio corto circuito che l’immagine della donna bianca violato dall’uomo nero (al di là di quanto effettivamente sia successo), ha attivato, segnale quanto possa giocare nel far esplodere le tensioni e le contraddizioni della contemporaneità, la differenza femminile.  L’imperativo alla prevenzione viene vissuto come una disciplina autoimposta e nello stesso tempo diventa meccanismo mentale di giustificazione  delle modalità. Prevenire la guerra è fare la guerra, prevenire i reati penali è dare impulso alla penalizzazione del diritto. Prevenire i disastri sociali della contemporaneità è alimentare repressione, segregazione, esclusione.

 

 

Queste e altre domande vorremmo ci accompagnassero nel percorso di costituzione della nuova forza politica in gestazione. Mentre invece abbiamo assistito finora al prevalere di chi privilegia l’emergenza infinita e la giustizia penale alla giustizia sociale quale motore del cambiamento.

 

Elettra Deiana, Daniele Farina, Giorgia Serughetti, Mirko Mazzali

 

 

Facilitatori: Elettra Deiana e Daniele Farina

 

Relatori: Viola Tofani