Comunicare la politica: voci a confronto

 

Paul Mason, in un recente articolo sul Guardian, ha sostenuto che negli ultimi anni è apparso “un nuovo agente del cambiamento nella storia: l’essere umano istruito e connesso”.
Difficile dargli torto, eppure siamo pieni di esponenti politici che intendono la comunicazione alla stregua di un totem tecnico senza contenuto.

Al contempo migliaia di persone sono in balia di un vortice ininterrotto di dati e notizie nonché di bufale costruite ad hoc dal “giornalismo spazzatura”.

Fare comunicazione politica di qualità è ormai questione democratica di primaria grandezza, come riconoscere la richiesta di linguaggi e vocabolari altri, più vicini ai bisogni e ai desideri delle persone e meno alle nostre opinioni o al “sentire comune”.

Spesso a sinistra sottovalutiamo il valore dell’empatia, del nesso politica-vita, oppure ci pare frivolo il ricorso a esempi di piccole storie che funzionano.

In fondo, l’idea banale è che mai come oggi quasi tutto appaia a portata di conoscenza senza che una consapevolezza rivoluzionaria riesca a sedimentarsi. Non siamo al grado zero, mille luoghi vivi già esistono e magari attendono di essere messi in relazione.

Come li raccontiamo è un pezzo importante del problema.

 

 

Facilitatori: Giuseppe Morrone e Francesco Tornaboni

 

 

Partecipano: Giovanni Acquarulo, Nicola Bruno, Roberto Ciccarelli, Raffaella Casciello, Ylenia Daniello,  Alessandro Gilioli, Lorenzo Marsili, Antonio Musella, Cristiano Regina, Luca Salici e Emiliano Valente