L’inizio del XXI° secolo è attraversato da due gravi e profonde crisi: la crisi del lavoro e la crisi ambientale. Sebbene ancora oggi si possa pensare che esse siano scollegate tra loro in verità non è così. Il modello di sviluppo neoliberista, associato all’idea di consumismo senza controllo, ancorato all’utilizzo dei combustibili fossili che hanno prodotto l’aumento delle temperature (pericolosamente vicine al limite dei 2 gradi centigradi) e degli eventi metereologici estremi, ha rivelando tutte le contraddizioni di una globalizzazione che non funziona, gestita dalle grandi multinazionali che continuano a sfruttare senza alcun criterio, al di fuori di quello economico, le risorse di questo limitato pianeta (causandone da una parte la scarsità e dall’altra la privatizzazione) e provocando quelle che adesso sono diseguaglianze quasi incolmabili tra nord e sud del mondo.

Per percorrere politiche di redistribuzione delle risorse e raggiungere il riconoscimento delle risorse naturali come patrimonio collettivo dell’umanità è estremamente necessario sviluppare all’interno di un quadro nuovo del modello di sviluppo una visione organica di quale agricoltura vogliamo mettere in campo, come contrastare il modello emerso negli ultimi decenni che ha visto le monoculture e l’utilizzo dei pesticidi e degli OGM a discapito delle diversità vegetali. Dobbiamo rintracciare il percorso per combattere la povertà, ridare dignità ai quei contadini che, privati dei terreni comuni, nei paesi poveri e in via di sviluppo, non possono più vivere di un’agricoltura di sussistenza.

Sebbene da un lato ormai le crisi ambientali vengono percepite dai più con gli eventi metereologici estremi, dall’altro esse vengono vissute drammaticamente da quei territori ove il sistema industriale negli ultimi due secoli ha violentato senza ritegno l’ambiente che lo ospitava, spesso colluso con le mafie e con un sistema amministrativo corrotto e silente dinnanzi a ciò che di illecito avveniva. Così sempre più profondamente il dramma ambientale si è ricollegato al ricatto economico e alla scelta tra lavoro e salute.

Riconvertire oggi un modello economico non significa quindi dare una risposta alla domanda tra lavoro e vita ma eliminare la domanda e ritrovare un’armonia tra uomo e natura che aiuti a superare le due crisi.

Facilitatori: Antonio Castrofino e Nicola Culeddu

 

Intervengono tra gli altri: Matteo Cori, Carlo De Angelis, Tommaso Esposito, Giacomo Lepri, Gianni Mattioli, Antonio Onorati, Matteo Salvatori, Giuseppe Sgroi e Adriano Zaccagnini,